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Tornati dall’Aldilà di Antonio Socci

Viviamo in un periodo in cui il Vangelo viene denigrato e l’esistenza storica della figura di Gesù messa in dubbio. Preferisco non indagare sull’ambiente celebrale di qualcuno che decide di dedicare anni della sua vita a fare ricerche e scrivere un libro che dimostri che Gesù non è mai esistito. Non riesco a immaginare quale vantaggio possa derivarne a lui o alla cultura in genere. È una storia così bella… che anche se si dovesse dimostrare inventata, farei comunque di tutto per continuare a divulgarla, affinché serva da esempio ai miei figli.

al_di_l_dei_sogni_robin_williams.pgSolo un fraintendimento totale del messaggio evangelico può portare a volerlo negare e denigrare. Spesso la storia di Gesù viene presa come esempio di sconfitta: un uomo che irradiava intorno a sé un messaggio d’amore e in cambio ha ricevuto la tortura e la morte!

Invece no. La storia del Vangelo è una storia a lieto fine. Forse il più bel finale che sia mai stato scritto: un uomo divulga un messaggio d’amore, si sacrifica per questo, e in premio ottiene la Resurrezione e la Vita Eterna, l’immortalità dell’anima. Gesù è un eroe che esce vittorioso dalle sue vicende personali e non vedo perché non debba rappresentare un esempio per le generazioni future. Non c’è ombra di arrendevolezza o sconfitta nel suo messaggio.

In occasione della Pasqua vi faccio quindi questo regalo: vi ricordo che il Vangelo è una storia a lieto fine, la festa della Resurrezione, dell’uomo che vince sulla morte.

Per rimanere in tema, ma su un piano più materiale, ho anche pensato di segnalarvi una lettura interessante sull’argomento Aldilà: Tornati dall’Aldilà è un bel libro pubblicato per i tipi di Rizzoli da Antonio Socci, scrittore senese, giornalista Rai, direttore della Scuola di giornalismo di Perugia, collabora con “Libero”.

Parlare di aldilà nell’ambiente della spiritualità è relativamente semplice, in quanto si tratta di un concetto dato per scontato: se infatti non c’è un anima che sopravvive con il suo bagaglio di esperienze, a quale scopo lavorare su di sé?

Il-sesto-senso-bruce willisIl Cuore mi si riempie di gioia quando invece a parlare di Aldilà è qualcuno che prima era dubbioso, se non addirittura scettico, e a causa di esperienze personali, talvolta anche traumatiche, diviene non solo credente, ma divulgatore di concetti fino a poco tempo prima da lui stesso definiti “esoterici”.

Riporto qui di seguito la prima parte dell’articolo che tratta dell’esperienza personale di Antonio Socci con sua figlia Caterina, qualcosa di davvero appassionante. Per leggere l’articolo completo cliccate sul link in fondo.

Buonissima lettura a tutti.

Caterina Socci, 24 anni, morì il 12 settembre 2009. Il 24 si sarebbe dovuta laureare in architettura. Quella sera, intorno alle 20, lei e le altre universitarie, con le quali condivideva un appartamento a Firenze, stavano decidendo se cucinarsi gli spaghetti o recarsi in pizzeria. Ebbe appena il tempo di dire: «Oddio, mi sento male». Le amiche la afferrarono al volo, impedendo che sbattesse la testa sul pavimento. Il cuore s’era fermato, il respiro pure. Suo padre, il giornalista e scrittore Antonio Socci, fu avvertito soltanto alle 21.30.

Ancora gli vibrano nella testa lo squillo del telefono, il tramestio che d’improvviso scrollò la casa, l’urlo straziato della moglie Alessandra, subito seguito dal suo: «Gesùmionooooooooo!». E poi la folle corsa in auto da Siena a Firenze.

al di là della vita martin scorsese

«Aritmia fatale», fu la diagnosi. Nessuna malformazione congenita. Escluse cause virali o tossicologiche. Era semplicemente cessato, senza motivo, l’impulso elettrico che fa contrarre il muscolo della vita. Per tentare di ripristinarlo, i soccorritori del 118 usarono il defibrillatore più e più volte, con ostinazione. Dal momento dell’arresto cardiaco, le probabilità che questa manovra di rianimazione sortisca qualche effetto decadono del 7-10 per cento ogni 60 secondi. Dieci minuti, un quarto d’ora al massimo, e sei spacciato. E se per caso negli istanti successivi riescono a riacciuffarti, i danni al cervello provocati dalla mancata ossigenazione delle cellule nervose sono già irreversibili. È il coma profondo o lo stato vegetativo permanente.

Caterina era morta da un’ora e mezzo quando giunse sul posto don Andrea Bellandi, assistente spirituale degli studenti di Comunione e Liberazione. S’inginocchiò sul pavimento e cominciò a recitare il rosario.  [… … …]

Articolo completo:http://www.ilgiornale.it/news/interni/ora-posso-dirlo-certezza-mia-caterina-resuscitata-1008059.html

 

Salvatore Brizzi

NON DUCOR DUCO

(non vengo condotto, conduco)

Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)

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